Awakening & Awareness

Certezze

CO2Fanti dal cielo!

by guf on Apr.17, 2008, under Certezze, Gaia

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Nuove riflessioni da Al Gore sul riscaldamento globale

by guf on Apr.11, 2008, under Certezze, Gaia, Pensieri

Per quanto la mia somigli ad una recente affermazione di Franceschini e per quanto non vedo l’ora che finisca il teatrino della campagna elettorale (mi domando fra quante generazioni potremo farne a meno), ogni volta che guardo una presentazione di Gore non riesco a non chiedermi come sarebbe stato oggi il mondo se nel 2000 avesse vinto lui le presidenziali americane… penso a quei 327 voti di scarto della Florida (poi divenuti BEN 537). Il pensiero successivo è quello rivolto a mio nonno, perchè come si dice se avesse avuto 5 palle sarebbe stato un flipper… ed a quel punto mi rendo conto che non resta che guardare avanti e contribuire al cambiamento in prima persona (a sperare e lamentarsi nel mentre son buoni tutti, ma purtroppo non basta), con le piccole cose… Penso sia l’atteggiamento giusto, no? :)

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Posti Caldi

by guf on Dec.02, 2007, under Certezze

PostiCaldi

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TimeTravel_0

by guf on Sep.03, 2006, under Certezze

La probabilità che qualsiasi cosa avvenga da qualche parte in qualche momento del superverso è del 100%
20060903superverse.jpg
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chi ha creato chi?

by guf on Aug.29, 2006, under Certezze

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un sito (utopia.it) che mette in evidenza alcuni passaggi tratti da un bel numero di testi sacri, prevalentemente segnalati dal “programma di studi” della religione cattolica. E’ suddiviso in diverse sezioni fra cui vi consiglio di navigare… Molto interessante anche la comparazione fra le varie edizioni della bibbia, nei vari anni; ti fa capire (continue reading…)

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della corruzione

by guf on Mar.19, 2006, under Certezze

“Corruption charges. Corruption? Corruption ain’t nothing more than government intrusion into market efficiencies in the form of regulation. That’s Milton Friedman. He got a goddamn Nobel Prize. We have laws against it precisely so we can get away with it. Corruption is our protection. Corruption is what keeps us safe and warm. Corruption is why you and I are here in the white-hot center of things instead of fighting each other for scraps of meat out there in the streets. Corruption… is why we win.”

…dal film Syriana

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…Bisogno di Silenzio…

by guf on Feb.05, 2006, under Certezze

...silenzio....
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Rifiuto della Realtà

by guf on Jan.04, 2006, under Certezze

ACASA! Aiutiamoli: Mandiamoli a casa.
Questo è un altro motivo.
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Sonno… Tanto Sonno…

by guf on Dec.27, 2005, under Certezze

Pecchèèèèè… Pecchèèèèèèè non ho preso le ferie….

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I succosi perchè del SI-TAV

by guf on Dec.11, 2005, under Certezze

Riporto il risultato di un task commissionato da un professore di “Analisi delle Politiche Pubbliche” ai propri studenti nel quale è stato richiesto di cercare su 3 quotidiani nazionali (Il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa) le motivazioni a favore della costruzione della tratta TAV Torino-Lione. Si tratta del post di oggi sul blog di Beppe Grillo.
Sono stato molto galvanizzato dalla protesta dei no-tav pur non essendo assolutamente legato al loro territorio; trovo infatti che la protesta fosse lecita e DOVUTA per comunicare a chi continua a gestire le cose al modo dei “dinosauri” che c’è una ferma volontà di cambiamento negli animi e che in un futuro che spero essere vicino sarà inconcepibile che determinate cose avvengano!

Fonte: Antonio G. Calafati (http://calafati.univpm.it)

“TAV in Val di Susa”: le ragioni (nascoste) del sì

1.
Credo che molti lettori, dopo quello che è accaduto nei giorni scorsi, abbiano dedicato qualche attenzione in più al tema “della TAV in Val di Susa” – cercando in primo luogo di capire le “ragioni del sì”. In una democrazia le politiche pubbliche vengono delegate – e non potrebbe essere altrimenti. Vengo delegate ai politici, alle burocrazie e ai saperi esperti. In una democrazia i cittadini hanno un pre-giudizio di razionalità nei confronti delle decisioni pubbliche. La maggior parte di loro pensa che le decisioni siano razionali quanto basta, che siano state prese facendo buon uso della conoscenza rilevante e che vi sia un luogo virtuale dove questa conoscenza si è accumulata in forma di studi, rapporti, dati. Da questo luogo essa potrà essere all’occorrenza recuperata, divulgata, spiegata.

2.
Sono andato alla ricerca delle “ragioni del sì” (con i miei studenti del corso di “Analisi delle politiche pubbliche”) nei tre maggiori quotidiani italiani – il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa – nei giorni del 7, 8 e 9 dicembre. Sono andato in primo luogo alla ricerca delle “ragioni del sì” perché si tiene un corso di “Analisi delle politiche pubbliche” sullo sfondo, appunto, di un pre-giudizio di razionalità delle decisioni pubbliche. Le politiche pubbliche sono razionali fino a prova contraria.
Ma lo si tiene anche sullo sfondo del principio che della razionalità delle politiche pubbliche, in una democrazia, si deve dar conto a richiesta. E una contestazione così forte, prolungata, condivisa era una richiesta di questo tipo. Quindi, non mi restava che mostrare agli studenti come le “ragioni del sì” del progetto infrastrutturale in Val di Susa venissero recuperate dagli archivi e dai documenti pertinenti, comunicate, spiegate – come esse poi affiorassero senza troppa fatica nel dibattito pubblico. Non restava, quindi, che sfogliare e discutere gli articoli più importanti nei maggiori quotidiani italiani dove queste ragioni le avremmo trovate, anche se solo accennate – quotidiani di indiscutibile autorità, ai quali una parte così rilevante dell’opinione pubblica si rivolge ogni giorno per orientarsi.

3.
Gli articoli che ho letto insieme ai miei studenti sui tre maggiori quotidiani italiani li hanno letti nelle stesse ore circa due milioni di italiani – più o meno con il nostro stesso intento: cercare le “ragioni del sì”. E in effetti – iniziando dall’articolo di Luciano Gallino (La Repubblica, 7/12) – la nostra esplorazione non poteva cominciare in modo migliore. Un articolo metodologicamente ineccepibile – che delineava lo schema concettuale all’interno del quale esporre le “ragioni del sì” (ed anche “le ragioni del no”). Da lì siamo partiti, dalle coordinate concettuali di quell’articolo che sono anche le coordinate di un corso di “Analisi delle politiche pubbliche”. Che sono le uniche che abbiamo saputo costruire in questo campo.
Il nostro viaggio è cominciato bene ma non siamo andati molto lontano, perché non abbiamo trovato più nulla in tre giorni di letture e pensieri che all’interno di quelle coordinate cadesse.

4.
La Stampa di Torino – molto interessata per ovvie ragioni – ha dedicato il 7/12 un editoriale di uno dei suoi più autorevoli giornalisti al tema – un articolo che leggerlo non ci è stato di alcuna utilità. Credo che il giornalista sia stato costretto a buttare giù il pezzo in pochissimo tempo e non avesse idea di che cosa stesse parlando. Comunque non c’era nulla di pertinente. Nessun richiamo a fatti che potessero ampliare le conoscenze del lettore e fargli intravedere le “ragioni del sì”. L’unico riferimento fattuale riguardava un nesso causale inverosimile, quello tra l’opera in questione e “lo sviluppo dell’intera area del Nord-Ovest”. Nesso senza alcun significato e rilevanza. Anche perché le “ragioni del sì”, per un’opera di questa dimensione, andrebbero cercate ben oltre il Nord-Ovest dell’Italia, nell’interesse nazionale (ed europeo). Anche perché il “Nord-Ovest” deve trovare una soluzione ai suoi problemi economici (quali, poi?) nei prossimi dieci anni, molto, molto prima che le infrastrutture in discussione comincino a produrre i loro effetti.
Anche il Corriere della Sera dedicava nello stesso giorno al tema un editoriale di uno dei più autorevoli commentatori italiani, Sergio Romano. Ma anche in questo caso si trattava di riflessioni non pertinenti, a “contenuto informativo nullo”. Ad un certo punto abbiamo anche incontrato la seguente affermazione: “Senza Tav lasceremo nelle mani dei nostri concorrenti l’Europa danubiano-balcanica, vale a dire la regione in cui abbiamo realizzato negli scorsi anni (…) qualche significativo successo.” Un altro nesso causale tra eventi espresso in uno spazio-tempo fantastico, senza significato. Niente di utilizzabile.

5.
Gli italiani che li hanno letti – ed anche i miei studenti – non hanno trovato nulla di pertinente in questi due editoriali. Non vi hanno trovato le “ragioni del sì”. Ma non avranno neanche cominciato a dubitare dell’esistenza delle “ragioni del sì”: il pre-giudizio razionalistico è troppo profondamente radicato per essere messo in discussione da un editoriale scritto in fretta.
Ma non hanno trovato nulla di pertinente neanche nelle pagine interne: solo cronaca e impressioni raccolte sul campo. Ma si saranno imbattuti in un’intervista al Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso. Lei sì che avrebbe potuto fornire qualche dato, rimandare ai contenuti tecnici di qualche atto amministrativo della sua amministrazione, richiamare le analisi della sua burocrazia e dei suoi consulenti. Ci ha informato, invece, del fatto di essersi svegliata alla tre del mattino con il pensiero che “Lassù i bambini non riescono ad andare a scuola, i loro padri a forza di scioperi rischiano il licenziamento, e poi sta anche arrivando il Natale…” (p. 6).

6.
Nei quotidiani del giorno dopo (8/12) si esercitano sul tema alcune grandi firme del giornalismo italiano: Panebianco sul Corriere, Valentini su La Repubblica, Annunziata su La Stampa. Dopo il magistrale pezzo di Luciano Gallino il giorno prima, la strada era aperta per riflessioni pertinenti, ancorate alle coordinate che logica vuole.
Angelo Panebianco divaga e svolge il tema, certo centrale, dell’arretratezza culturale della “Sinistra” (comunque non capiamo a che cosa si riferisce visto che in Piemonte e in Italia i due principali partiti “della Sinistra” sono favorevoli all’opera e lo hanno detto in tutti i modi). Lucia Annunziata ci aiuta ugualmente molto poco: nel suo articolo non c’è un bit di
informazione. (E per di più ci costringe, ad attardarci sulla dicotomia “modernità-nostalgia” (sic). “Che cosa vuole dire?” – “Mah, nella fretta…”). Giovanni Valentini si dedica ad una riflessione sulla funzione del dialogo, opportuna quanto superflua. Sembra anche lui favorevole all’opera, ma non porta nessuna ragione.
Le pagine interne non ci sono ugualmente di aiuto. Su La Stampa un lungo articolo di costume – che sembra un pretesto per un pregevole esercizio di grafica – su chi si oppone in Italia alla “Modernità” (e alla “Alta velocità”). Su La Repubblica (p. 2) alcune righe canzonatorie sulla lentezza (come se la lentezza non fosse un tema di straordinaria profondità e, anche, un tema prosaicamente economico – visto che la velocità ha un costo e ogni ragazzo che studia economia sa che una unità di risorse impiegate per andare più velocemente ha comunque un uso alternativo, da valutare comparativamente). Sul Corriere un politico di rilievo (Emma Bonino) introduce un nuovo concetto affermando che la “Tav in Val di Susa” si deve fare perché “lì c’è in gioco un modello di ecologia sostenibile.” (p. 3) “Ecologia sostenibile? Ma che cosa è?” “Mah, un paradosso, forse semplicemente un refuso…”.

7.
Il terzo giorno (9/12) altri esercizi che sono divagazioni. Barbara Spinelli, su La Stampa, ad un certo punto del suo lungo editoriale si decide a sfiorare il tema affermando “Ci sono progetti razionali, opportuni – una ferrovia ad alta velocità che dal Portogallo va a Kiev ha questi attributi…”. “Ma a che cosa si riferisce?” “Mah, non so, …”. Uno sguardo alla Trans-European Transport Networks che l’Unione Europea immagina di costruire, e che è lo sfondo meta-progettuale di questa vicenda [http://europa.eu.int/comm/ten/transport/index_en.htm], è sufficiente per avere la conferma che ci sono ben altre vie per arrivare da Lisbona a Kiev che non transitare da Torino. Non è che si fa questo tunnel in Val di Susa per andare da Lisbona a Kiev! Ma alla fine l’articolo ritorna sul tema del dialogo istituzionale, e la giornalista formula una proposta, una “… soluzione che può salvare la modernità, evitare la sua demonizzazione..”. Anche lei sembra favorevole, in definitiva, all’opera – ma neanche l’ombra di un motivo nel suo ampio articolo. E, come negli altri, neanche un cenno delle fonti alle quali si alimenta il suo giudizio. Attraverso quale processo, elementi, analisi si è formato il suo giudizio.
Ma prende forma, in questo pezzo, l’equazione fondamentale che sembra alla base del giudizio favorevole che caratterizza tutti questi saggi di giornalismo:
“Tav in Val di Susa” = Alta Velocità = Modernità.
Cercavamo delle ragioni razionali, dei ragionamenti falsificabili, delle ipotesi e dei dati per corroborarle e abbiamo trovato i primi, abbozzati elementi di una “mistica delle infrastrutture”.
Su La Repubblica del 9/12 l’editoriale di una altra autorevole firma (Alberto Statera) è dedicato alla storia personale del Ministro Lunardi – e in tutto il resto del quotidiano neanche l’ombra di una informazione sulle “ragioni del sì”. Solo cronaca, racconto. Molta cronaca anche sul Corriere dello stesso giorno (che non ha editoriali sul tema). Nessun riferimento ad analisi, fatti, atti amministrativi, procedure. Neanche la parvenza di un ragionamento, di una riflessione di una tabella riassuntiva dei temi controversi, dei costi finanziari ed economici, dei benefici, del contesto territoriale, delle condizioni a contorno, qualche rimando per approfondimenti. Niente.
Ma in un’intervista a Nerio Nesi (Ministro competente quando fu presa la decisione) si legge: “Ero e resto convinto che l’Alta velocità va fatta.” (p. 6) Neanche il tentativo di accennare ad una ragione, mentre l’intervista scivola su altri temi “Siamo stati noi torinesi a fare l’Italia…”.

8.
Ma che cosa sanno oggi 10 dicembre 2005 sulle “ragioni del sì” “alla TAV in Val di Susa” i due milioni di italiani che hanno letto i quotidiani che abbiamo letto noi in questi giorni? Che cosa sanno non lo posso sapere. Che cosa sanno di più dopo aver letto pagine e pagine di editoriali e di cronache e di interviste questo credo di saperlo: nulla. Non perché sapessero già tutto o molto prima, ma perché non hanno trovato nulla oltre i fatti di cronaca. Le redazioni dei tre principali quotidiani italiani non sono riusciti nei tre giorni chiave della vicenda ad organizzare un pensiero intorno ad un tema così importante (unica eccezione l’articolo di Luciano Gallino, che nessuno ha poi ripreso).
Ma insisto: non diamo troppo peso ad un “fallimento informativo”, le “ragioni del sì” finiranno per emergere.

9.
Certo, ma quali sono e dove sono (nascoste) le “ragioni del sì”?

10.
I tre quotidiani che abbiamo esaminato dedicano ogni giorno e da anni dettagliate analisi a ciò che accade sui mercati finanziarti e valutari. Hanno una sezione quotidiana per questi temi e supplementi settimanali. Perché non dedicano la stessa attenzione (le stesse risorse) ad esaminare la politica delle infrastrutture, un tema così decisivo per lo sviluppo economico dell’Italia? Ogni giorno e per dieci anni due pagine intere, con analisi tecnicamente pertinenti dedicate alle infrastrutture. Un’opera di alfabetizzazione. Chissà perché non lo fanno? Che strana idea dell’economia devono avere.)

Ancona, 10 dicembre 2005
Antonio G Calafati

P.S.
Nessuno dei miei studenti legge, se non molto raramente, un quotidiano. Non è dopo questo fallimentare esercizio che posso provare a far loro cambiare idea.

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AAAAGHH!

by guf on Dec.07, 2005, under Certezze

Vorrei un po’ di pace di silenzio qui ed ora!
…o almeno la possibilità di crearle dentro di me…

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